Probiotici: quando utilizzarli – parte 2

21 Novembre 2025 | Fuori dal piatto

Quando si tratta di salute, ci piace avere certezze: sintomo uguale rimedio. Ma con i probiotici è un po’ diverso. Non agiscono sempre e subito come un farmaco, lavorano in profondità e con i loro tempi.

In Probiotici: cosa sono – parte 1 abbiamo visto cosa rende un probiotico efficace. Ora ci concentriamo su quando assumere probiotici, partendo dall’intestino ma dando uno sguardo anche al resto del corpo. Perché i loro effetti vanno oltre la pancia e le nuove scoperte lo confermano.

La scala di Bristol come guida utile

Prima ancora di arrivare a pensare ad un probiotico, la domanda da porsi è: come faccio a capire se ho bisogno di probiotici?

Il consiglio numero uno è quello di rivolgersi a chi è competente in materia, che sia il proprio medico di fiducia o un professionista sanitario specializzato. Nel frattempo però possiamo iniziare ad ascoltare i segnali che il nostro intestino ci manda e uno dei più eloquenti arriva proprio… dalle feci.

Ed è qui che entra in gioco la Scala di Bristol (Bristol Stool Chart), uno strumento messo a punto alla fine degli anni ’90 da due medici dell’Università di Bristol, in Inghilterra.

Serve a classificare le feci in 7 categorie, dalla forma solida e compatta fino alla diarrea acquosa.

La forza di questa scala sta nella sua semplicità: grazie a immagini stilizzate associate a una numerazione progressiva, ci aiuta a descrivere in modo chiaro e oggettivo ciò che altrimenti sarebbe difficile (e spesso imbarazzante) spiegare a parole.

Le nostre feci, infatti, raccontano molto dello stato di salute intestinale. Ci dicono se tutto procede per il meglio o se, al contrario, l’intestino sta lanciando segnali di richiesta d’aiuto. In quest’ultimo caso, un probiotico potrebbe essere un valido alleato da prendere in considerazione.

Sulla scala di Bristol, le feci di tipo 3 e 4 sono considerate le più “belle”: indicano che il transito intestinale è regolare e che il tratto digestivo sembra funzionare bene.

Al contrario, i tipi 1 e 2 (le classiche “palline” o le salsicce grumose) possono segnalare una tendenza alla stitichezza, spesso legata a un basso apporto di fibre come frutta e verdura, poca acqua durante la giornata e troppe ore passate seduti. Sono anche più frequenti nell’intestino femminile, che tende a essere un po’ più pigro rispetto a quello maschile.

I tipi 6 e 7, invece, corrispondono a feci liquide e semiliquide e possono essere il campanello d’allarme di disturbi intestinali come infezioni, intolleranze alimentari o condizioni infiammatorie come le malattie infiammatorie croniche intestinali.

Tenere d’occhio quotidianamente l’aspetto delle feci è una pratica che spesso consiglio ai miei pazienti: semplice, a costo zero e da fare comodamente a casa. Forma, colore e odore sono segnali preziosi.

Lo so, a molti l’argomento dà il voltastomaco solo al pensiero, ma con un po’ di attenzione possiamo ottenere una sorta di “istantanea” dello stato del nostro intestino e fornire informazioni utilissime a chi ci segue in un percorso di cura.

Quando assumere i probiotici?

La prima cosa che ho fatto per rispondere a questa domanda è stata cercare le evidenze scientifiche più affidabili e aggiornate che abbiamo oggi a disposizione.

Non è vero che prendere un probiotico o non prenderlo sia la stessa cosa: a volte è meglio evitare così come in altre sarebbe proprio un peccato non approfittarne. Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza basandoci sulle linee guida di importanti società scientifiche, come la WGO (World Gastroenterology Organization).

Ecco alcuni ambiti intestinali in cui i probiotici si sono dimostrati utili negli adulti:

  • diarrea post-antibiotica: iniziare a prendere un probiotico prima o durante la terapia antibiotica può prevenire la diarrea, che è una conseguenza tipica di questa terapia. Tra i ceppi con il più alto livello di evidenza troviamo Saccharomyces boulardii CNCM I-745, Lactobacillus rhamnosus GG e Lactobacillus acidophilus CL1285.
  • diarrea del viaggiatore: chi viaggia in paesi con condizioni igieniche diverse potrebbe andare incontro a diarrea. Per prevenirla, si consiglia di iniziare il probiotico qualche giorno prima della partenza e proseguire per alcuni giorni dopo il rientro. Anche in questo caso, Saccharomyces boulardii CNCM I-745 si conferma un alleato efficace.
  • sindrome dell’intestino irritabile (IBS): nella gestione dell’IBS, alcuni probiotici si sono rivelati utili nel migliorare sintomi specifici come dolore addominale e gonfiore. Ceppi come Bifidobacterium infantis 35624, Bifidobacterium bifidum MIMBb75 e Lactobacillus plantarum 299v possono contribuire ad alleviare il dolore e offrire un sollievo complessivo. Il problema è che l’IBS si presenta in forme diverse (variante stitica, diarroica o entrambe), e questo rende difficile trovare soluzioni valide per tutti.
  • malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI): si tratta di malattie caratterizzate da un’infiammazione persistente dell’intestino, come la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn. In particolare, è nella rettocolite ulcerosa che alcune miscele specifiche di Bifidobacterium e Lactobacillus hanno mostrato un potenziale beneficio nel migliorare sia la remissione della malattia (cioè a migliorare sintomi e fase attiva) sia a mantenerla nel tempo.

Alla base di questi scenari intestinali ci sono due elementi che spesso vanno a braccetto: la disbiosi e l’aumento della permeabilità intestinale. Possono essere condizioni temporanee o presenti da tempo ma, in entrambi i casi, l’ambiente intestinale è alterato: da una parte il microbiota è in disordine, dall’altra la barriera intestinale non è più così ben sigillata come dovrebbe.

In situazioni come queste, un probiotico può essere un aiuto prezioso per riportare ordine e ristabilire un nuovo equilibrio. È un po’ come rafforzare una squadra in difficoltà: l’idea è buona, ma bisogna scegliere con cura chi far scendere in campo, quando e in quale modalità.

L’efficacia di un probiotico, però, può variare molto da persona a persona, e non è qualcosa che possiamo misurare con un termometro. Ogni intestino ha la sua storia, e lo stesso probiotico può comportarsi in modi diversi a seconda di chi lo assume. Per questo non possiamo dare giudizi assoluti del tipo “funziona” o “non funziona”, ci sono tanti fattori che entrano in gioco che vanno dallo stile di vita agli ormoni, soprattutto quelli femminili.

I probiotici richiedono sempre attenzione e buon senso, non sono adatti a chiunque. Vanno quindi scelti e utilizzati con criterio e sotto una guida esperta.

Probiotici oltre l’intestino

Il legame tra intestino e altri organi è sempre più al centro della ricerca, e l’uso dei probiotici si sta espandendo a macchia d’olio.

Magari qualcuno ha già sentito parlare di psicobiotici, cioè quei ceppi probiotici studiati per il loro effetto sull’asse intestino-cervello. Le prime ricerche ci dicono che alcuni di questi microrganismi possono aiutare a gestire meglio lo stress, partecipare alla produzione di neurotrasmettitori e ridurre l’infiammazione sistemica, quella che coinvolge tutto il copro. Un campo affascinante e in rapida evoluzione, che però ha ancora bisogno di attenzione e prudenza.

Accanto a questo asse così celebre, ce ne sono altri che stanno guadagnando spazio e curiosità, anche in ambito probiotico:

  • asse intestino-pelle: disturbi come acne, dermatite atopica o psoriasi sembrano spesso legati ad una disbiosi intestinale. Rinforzare l’intestino e calmare l’infiammazione con i giusti probiotici potrebbe portare benefici anche alla pelle.
  • asse intestino- apparato urogenitale femminile: intestino, vagina, vescica e vie urinarie sono più collegati di quanto si possa pensare. Alcuni probiotici (in particolare i Lactobacillus) possono aiutare a proteggere le mucose e a ridurre le recidive di vaginiti o cistiti, come ad esempio nelle donne in menopausa.

Questi sono ancora campi giovani, in cui la ricerca è attiva ma non abbiamo certezze assolute.

Un punto critico, ad esempio, è che la maggior parte degli studi sono stati condotti solo su uomini caucasici. Uomini e donne però non hanno lo stesso intestino. Le donne affrontano cambiamenti ormonali importanti nel corso della vita che possono influenzare molto la risposta a un probiotico.

La direzione comunque è chiara. La medicina del futuro ci porterà verso interventi probiotici sempre più personalizzati, costruiti su misura, in base alle esigenze e alle caratteristiche uniche di ciascuno. È solo l’inizio di un percorso che promette scenari davvero interessanti.

Le informazioni contenute in questo sito hanno finalità divulgative e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento del medico.

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