
di Dott.ssa Roberta Colino, dietista specializzata in disturbi gastrointestinali
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In breve Le emorroidi si infiammano soprattutto per un eccesso di pressione dentro l’addome che dura nel tempo. Sono cuscinetti di vasi sanguigni che tutti abbiamo nel canale anale: quando la pancia resta tesa per stitichezza, gas o sforzo sul water, la pressione si scarica su di loro e i vasi perdono tono. Le donne ne soffrono di più perché sommano stitichezza, gonfiore legato al ciclo mestruale e cambiamenti della menopausa. Oltre a fibra e acqua aiutano un rialzo sotto i piedi quando si è seduti sul water, i flavonoidi come la diosmina e la respirazione diaframmatica.
Sedersi è impossibile, ogni movimento peggiora la situazione e in testa il fastidio diventa un martello. Chi ha vissuto un episodio di emorroidi infiammate sa esattamente di cosa si parla. Eppure questo argomento viene quasi sempre raccontato a metà: si parla di fibre, acqua e pomate, che certamente aiutano, ma spesso manca una visione più ampia.
In questo articolo vediamo insieme da dove nasce l’infiammazione delle emorroidi, perché colpisce così spesso le donne e quali strategie possono darci un po’ di sollievo.
Cosa sono le emorroidi interne
Una premessa importante: le emorroidi non sono qualcosa che “spunta” all’improvviso. Ci sono sempre. Quelle interne, su cui ci concentriamo, sono piccoli cuscinetti posizionati all’interno del canale anale, circondati da una ricca rete di vasi sanguigni chiamata plesso emorroidario. Il loro compito è sigillare e proteggere il passaggio di feci e gas.
Finché lavorano in silenzio, non ci accorgiamo nemmeno di averle. Il problema nasce quando questi tessuti iniziano a congestionarsi: si riempiono di sangue, si gonfiano, si infiammano e scivolano verso l’esterno dell’ano. Ed è lì che compaiono dolore, prurito, senso di peso e, a volte, perdita di sangue durante l’evacuazione. Vediamo allora perchè si infiammano.
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Il vero colpevole: la pressione addominale cronica
Le emorroidi non sono solo un problema “locale”. Il corpo non ragiona a compartimenti stagni. Quello che le mette in difficoltà, giorno dopo giorno, è spesso un eccesso di pressione all’interno dell’addome.
Ogni volta che questa pressione aumenta troppo, una parte si scarica sul plesso emorroidario: i vasi si dilatano e si congestionano. Non succede solo quando spingiamo durante l’evacuazione o restiamo seduti a lungo sul water, ma anche quando abbiamo la pancia dura e tesa per gas o feci, oppure quando ci alleniamo sollecitando troppo i muscoli addominali.
Immagina i vasi emorroidari come un elastico: se lo tiriamo ogni tanto, torna come prima. Ma se lo lasciamo sotto tensione continua per mesi o anni, a un certo punto si allenta, perde forza e cede. È esattamente quello che succede ai vasi emorroidari nel tempo.

Perchè le emorroidi infiammate colpiscono più spesso le donne
Molte donne convivono, senza rendersene conto, con un insieme di fattori che aumentano la pressione addominale in modo cronico: la stitichezza, più frequente rispetto agli uomini, il gonfiore legato alle oscillazioni ormonali del ciclo mestruale e i cambiamenti tipici della menopausa.
Non è un caso che molte donne soffrano contemporaneamente di emorroidi infiammate, gambe pesanti e fragilità capillare. Il problema di fondo è spesso lo stesso: un microcircolo che fa più fatica a gestire la pressione e il ritorno venoso. Sicuramente la genetica ha il suo ruolo ma uno stile di vita adatto a noi, che comprenda un’alimentazione personalizzata, può fare molto.
Con tante donne siamo riuscite a ridurre la frequenza dell’infiammazione emorroidaria e ad avere un po’ più di sollievo dal dolore, anche grazie all’utilizzo dei nutraceutici, di cui vi parlo nel prossimo paragrafo.

Come prevenire le emorroidi infiammate
Fibra e acqua, inserite all’interno di un’alimentazione cucita su misura, restano un punto di partenza fondamentale: aiutano l’intestino a svuotarsi regolarmente e rendono le feci morbide, riducendo l’attrito sui tessuti emorroidari. Ma come abbiamo visto, questa è solo una parte della storia.
Nell’articolo “Intestino pigro e gambe gonfie” abbiamo visto che uno dei primi interventi pratici è cambiare posizione sul water: passare da una postura a 90 gradi ad una posizione più accovacciata, aiutandosi con un rialzo sotto i piedi. Questo facilita l’evacuazione e riduce lo sforzo, alleggerendo la pressione sul plesso emorroidario.
A questo punto però aggiungiamo due tasselli importanti: il rinforzo delle pareti dei vasi emorroidari e il nostro modo di respirare.
Flavonoidi: nutraceutici per rinforzare le pareti dei vasi
La tendenza alle emorroidi infiammate dipende anche da quanto sono robuste ed elastiche le pareti venose che le circondano. Su questo fronte, i nutraceutici possono dare un contributo concreto.
Cosa sono i nutracetici? Sono concentrati di sostanze naturali, estratte da piante o alimenti, che in questo caso hanno un’azione specifica sui vasi.
Si tratta soprattutto di flavonoidi come diosmina, esperidina e rutina: molecole presenti naturalmente negli agrumi e nei frutti di bosco, utilizzate in forma concentrata negli integratori per migliorare il tono e la resistenza delle pareti venose. Esistono anche formulazioni micronizzate (lo si può controllare in etichetta), in cui la sostanza è ridotta in particelle più piccole per facilitarne l’assorbimento intestinale e quindi l’utilizzo da parte dell’organismo.
Spesso i flavonoidi vengono associati alla vitamina C, che sostiene la struttura del tessuto connettivo che tiene in sede le emorroidi. L’obiettivo non è “sgonfiare” le emorroidi per qualche giorno, ma aiutare i vasi a tollerare meglio la pressione nel tempo, riducendo sanguinamento e sensazione di peso pulsante.
Attenzione: questi integratori possono interferire con farmaci anticoagulanti e antiaggreganti. In questi casi è necessario consultare il medico prima di assumerli.

La respirazione diaframmatica: l’alleato gratuito
Tutti respiriamo ma la domanda è: come?
Respiriamo grazie a un muscolo chiamato diaframma, una sorta di pistone che sale e scende continuamente tra torace e addome.
Il problema è che molti di noi respirano in modo troppo veloce e superficiale: un respiro corto, che resta “alto” nel torace e non espande l’addome. La conseguenza è che il diaframma perde fluidità nel suo movimento, rimanendo contratto e rigido. Aumenta così la pressione all’interno dell’addome, che comprime i vasi emorroidari. Questo si amplifica soprattutto sotto sforzo, come quando spingiamo troppo sul water o quando ci alleniamo.
La respirazione diaframmatica (o addominale) riporta in movimento il diaframma, aiuta a ridurre la pressione interna e rilassa l’addome e tutti i muscoli coinvolti nell’evacuazione, compreso lo sfintere anale. In più, il corretto movimento del diaframma crea una sorta di “massaggio interno” sugli organi addominali che stimola naturalmente la peristalsi, cioè tutti quei movimenti che aiutano l’intestino a far avanzare le feci. Direi fondamentale per chi soffre di stitichezza.
L’effetto non sarà immediato, ma si tratta di un’abitudine di estrema semplicità, completamente gratuita, che nel tempo può fare una grande differenza. Richiede impegno e costanza ma ne vale decisamente la pena!
Domande frequenti
Per un eccesso cronico di pressione nell’addome, che si scarica sul plesso emorroidario: i vasi si dilatano e si congestionano. Non succede solo spingendo sul water, ma anche con la pancia tesa per gas o feci ferme, o allenando troppo gli addominali. Nel tempo i vasi perdono tono, come un elastico lasciato in tensione.
Perché molte donne sommano fattori che alzano la pressione addominale: stitichezza più frequente, gonfiore da oscillazioni ormonali del ciclo, cambiamenti della menopausa. Non a caso spesso convivono con gambe pesanti e fragilità capillare: il microcircolo fa più fatica con pressione e ritorno venoso.
Nutraceutici come diosmina, esperidina e rutina, presenti in agrumi e frutti di bosco e concentrati negli integratori (anche in forma micronizzata, più assorbibile). Migliorano tono e resistenza delle pareti venose, spesso in associazione alla vitamina C. Possono interferire con anticoagulanti e antiaggreganti: in quel caso prima il medico.
Con la respirazione diaframmatica: un respiro corto e “alto” nel torace tiene il diaframma rigido e aumenta la pressione addominale. Il respiro addominale rimette in movimento il diaframma, riduce la pressione, rilassa i muscoli dell’evacuazione e massaggia dall’interno l’intestino, stimolando la peristalsi.
Sono il punto di partenza, perché rendono le feci morbide e riducono l’attrito, ma sono solo una parte della storia. Vanno affiancate dalla posizione accovacciata sul water, dal rinforzo delle pareti venose e da una respirazione che abbassi la pressione addominale.
Le informazioni contenute in questo sito hanno finalità divulgative e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento del medico.
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Chi scrive:
Dott.ssa Roberta Colino
Roberta Colino è una dietista iscritta all’Albo Nazionale dei Dietisti (Ordine TSRM PSTRP di Milano, n. 98), con Laurea Magistrale in Scienze della Nutrizione Umana, Master in Medicina e Nutrizione Funzionale e certificazione Monash University per la dieta Low FODMAP. Si occupa di nutrizione con un focus sul benessere gastrointestinale. Come divulgatrice scientifica, con Pancia Moderna e la newsletter Panzimonio, offre informazioni chiare e libere da condizionamenti per orientarsi nel mondo dell’alimentazione.