Hai mai collegato quel senso di pesantezza alle gambe a fine giornata con il funzionamento del tuo intestino?
Probabilmente no. Eppure intestino pigro e gambe gonfie sono due problematiche che le donne conoscono molto bene e, quasi sempre, vengono trattate separatamente. In realtà sono molto più connesse di quanto immaginiamo.
In questo articolo capiamo cosa succede davvero tra intestino e circolazione delle gambe, perchè le donne sono più soggette a questo collegamento e qual è la prima abitudine da cambiare per iniziare a stare meglio.
Intestino pigro e gambe gonfie: perchè sono collegati
Quando l’intestino è pigro e fai fatica ad andare in bagno, le feci restano più a lungo al suo interno. Diventano più dure e più difficili da espellere e per riuscirci il corpo deve spingere di più. Questa spinta, sommata al peso delle feci ferme, aumenta la pressione all’interno dell’addome.
È una pressione che va a comprimere tutto ciò che lo circonda, compreso il sistema venoso collegato alle gambe.
Ora, la circolazione venosa delle gambe ha già un compito complicato cioè deve risalire verso il cuore, contro gravità. Per farlo utilizza due meccanismi:
- le valvole delle vene, che funzionano come porte a senso unico.
- i muscoli delle gambe, che fanno da pompa.
Se però dall’addome arriva una pressione costante, il sistema venoso va in difficoltà perché il sangue non riesce a risalire. È come cercare di bere da una cannuccia mentre qualcuno la schiaccia: il flusso incontra resistenza, rallenta e il sangue tende a ristagnare.
Perché le donne soffrono di più di intestino pigro e gambe gonfie
A questo quadro si sommano alcuni fattori tipicamente femminili. La genetica, per esempio, ci dice che se le gambe delle nostre mamme o nonne hanno qualche vena varicosa, è probabile che anche il nostro sistema venoso sia più fragile. Questa condizione si chiama insufficienza venosa cronica.
E ancora: nelle donne gli estrogeni rendono sì, da una parte, le pareti dei vasi elastiche ma dall’altra le rendono anche più predisposte a dilatarsi quando sottoposte a pressione. Con l’arrivo della menopausa, questo equilibrio diventa ancora più delicato e sulle gambe possono comparire più facilmente capillari evidenti, accompagnati da una sensazione di gonfiore e pesantezza.
In più, in media siamo molto sedentarie e lo scarso movimento peggiora ulteriormente la risalita del sangue venoso. Quando passiamo tante ore sedute o in piedi ferme, il polpaccio lavora meno come “pompa naturale” e il sangue tende a ristagnare negli arti inferiori. Il risultato è una sensazione molto familiare: gambe pesanti e gonfie, come se a fine giornata stessi camminando con degli stivali pieni d’acqua.

Il legame inaspettato con le emorroidi
Il collegamento tra intestino e gambe non si ferma alla pesantezza degli arti inferiori. La stessa congestione circolatoria si riflette anche sul bacino, su un punto molto specifico: il plesso emorroidario, la ricca rete di vasi che circonda le emorroidi.
Le emorroidi interne sono dei piccoli cuscinetti posizionati nel canale anale, fondamentali per favorire la continenza dell’ano. Il problema nasce quando, a causa della pressione che arriva dall’alto, il sangue ristagna nel plesso emorroidario. In quel caso le emorroidi si gonfiano, si infiammano e possono prolassare, cioè scivolare verso l’esterno.
Quindi, se il tuo intestino è pigro, lo sforzo sicuramente irrita le emorroidi. In più, le feci dure creano una sorta di abrasione sulle emorroidi, quasi come carta vetrata.
Se allo stesso tempo la circolazione venosa che sale dalle gambe è rallentata, il sangue ristagna anche a livello delle emorroidi. Come in un circolo vizioso.
Non a caso in commercio esistono integratori specifici, o meglio “nutraceutici”, con un duplice obiettivo: migliorare la circolazione del plesso emorroidario e rinforzare le pareti venose delle gambe. Ma di questo parleremo in un altro articolo.

Il ruolo del microbiota intestinale nelle gambe gonfie
Per completare il quadro manca un elemento fondamentale: il microbiota intestinale, cioè i miliardi di microbi che abitano il nostro intestino.
Quando il microbiota è in armonia, ci garantisce una certa regolarità intestinale. Questo significa meno sforzo in bagno, meno pressione e meno congestione, sia a livello addominale che a livello delle gambe.
Quandoinvece il microbiota è nel caos (condizione chiamata disbiosi) produce sostanze infiammatorie che non espelliamo con le feci, ma che passano la barriera intestinale, entrano nel circolo sanguigno e rendono le pareti delle vene ancora più deboli e fragili. Questo ostacola ulteriormente la risalita del sangue.
In pratica, l’infiammazione intestinale amplifica quella debolezza venosa di cui parlavamo prima. E questo aspetto lo avevamo visto anche nell’articolo riguardo al ruolo degli omega 3 in menopausa, dove avevo sottolineato come il microbiota possa influire sulla salute circolatoria dell’intero organismo.
La salute delle nostre gambe sono un motivo in più per prendersi cura del proprio microbiota, partendo da un’alimentazione cucita su misura che prevenga infiammazioni e patologie intestinali.
La posizione sul water fa la differenza
Esiste un punto di partenza molto semplice, ma troppo spesso sottovalutato: la posizione che assumiamo sul water.
Il nostro corpo non è progettato per evacuare seduto a 90 gradi. Inserire uno sgabello, o un piccolo rialzo sotto i piedi, cambia completamente la dinamica. Non dico che dobbiamo togliere il water e sostituirlo con quello alla turca, anche se sarebbe un toccasana per il nostro corpo. Alzare le ginocchia modifica l’angolo del retto, rendendo l’evacuazione più naturale, riducendo lo sforzo e il tempo passato sul water.

Di conseguenza, riduciamo significativamente la pressione sul sistema venoso.
L’altezza del rialzo va adattata alla tua statura e al tuo water, in modo che la posizione sia comoda e spontanea, senza forzature. L’obiettivo è avvicinarsi il più possibile a una posizione accovacciata, simile allo squat.
Questo è il consiglio più pratico e facile da applicare nella quotidianità, ma ovviamente va combinato con una corretta gestione intestinale e un’alimentazione personalizzata, che non ha niente a che vedere con protocolli standard. Anche in questo caso, quell’attenzione particolare al nostro microbiota, partendo da un’alimentazione e un’integrazione mirate, può fare la differenza.
Le informazioni contenute in questo sito hanno finalità divulgative e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento del medico.
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