Disbiosi intestinale: quando i batteri non fanno più squadra

15 Settembre 2025 | Anatomia a tavola

Gonfiore, cali di energia, stanchezza, sbalzi d’umore…ti suonano familiari? Quasi tutti, almeno una volta, abbiamo provato uno di questi disturbi senza pensare che la causa potesse trovarsi nell’intestino. Eppure è proprio quel serbatoio di batteri che molte volte decide quale direzione prenderanno le nostre giornate. Quando il suo equilibrio si spezza, compaiono segnali che spesso non associamo subito alla pancia. È qui che entra in gioco la cosiddetta disbiosi intestinale

Che cos’è la disbiosi e perché conta per la salute?

La parola disbiosi deriva dal greco e significa letteralmente ‘vita in disarmonia’. Si tratta di uno squilibrio del microbiota intestinale, l’insieme di microrganismi che abitano il nostro intestino e che normalmente lavorano come una squadra affiatata. Per rendere meglio l’idea, immaginiamolo come un’orchestra: quando tutti gli strumenti sono accordati la melodia è armoniosa. Se però alcuni iniziano a suonare fuori tempo l’armonia si rompe e si entra in uno stato di disbiosi intestinale.

L’equilibrio tra microbi ha una forma unica e irripetibile nell’intestino di ciascuno di noi (non esiste un intestino uguale all’altro). Sappiamo però che ci sono delle “regole biologiche” per una pacifica convivenza tra batteri. Quando questo succede, il nostro intestino riesce a digerire ed assorbire gli alimenti in modo efficiente. Ciò vuol dire più energie e sensazione generale di benessere.

disbiosi intestinale

Piccola curiosità: nell’universo del microbiota ci sono veri e propri “custodi”. Faecalibacterium prausnitzii, ad esempio, lavora come un silenzioso produttore di energia: genera butirrato, un acido grasso che nutre le cellule intestinali e tiene a bada le infiammazioni. Poi c’è Akkermansia muciniphila, un batterio raffinato. Si ciba del muco intestinale per stimolare la sua continua rigenerazione e mantiene sempre sull’attenti le difese della barriera intestinale.

Se, al contrario, alcune specie si riducono e altre potenzialmente dannose prendono il sopravvento, la comunità microbica va in tilt. Vengono meno sia le funzioni del microbiota sia la permeabilità intestinale. Si altera così la produzione di acidi grassi a corta catena, ossia il carburante delle cellule intestinali. Non assorbiamo correttamente i nutrienti e il sistema immunitario fatica a proteggerci dalle infezioni. In queste condizioni cominciamo a sperimentare tutta una serie di sintomi che non riguardano solamente l’intestino. Ecco perché una disbiosi cronica può avere ripercussioni che vanno ben oltre l’intestino.

I segnali da non sottovalutare: quando l’intestino parla

Che qualcosa non va ce ne accorgiamo subito: già dalle prime ore del mattino i jeans tirano più del solito e l’umore gira storto ancora prima del caffè. La pancia comincia a gonfiarsi come se avessimo ingoiato un’anguria intera; la digestione rallenta e ci lascia addosso quella sensazione di pesantezza che nemmeno l’ennesima bustina effervescente riesce a scacciare.

Altre volte, invece, l’intestino decide di fare di testa sua: alterna giornate di stipsi ostinata a improvvisi momenti di “corsa ai ripari”, tanto che finiamo per declinare ogni invito, a meno di non avere un bagno a portata di mano. E il problema è che, col tempo, per molti questa diventa la nuova normalità.

pancia gonfia

Ma non è tutto: la disbiosi può manifestarsi anche lontano dalla pancia. Ci si sente stanchi senza un motivo apparente, la testa fatica a concentrarsi e l’umore va su e giù come sulle montagne russe. Non è raro, infatti, che chi convive con una disbiosi racconti di improvvisi momenti di irritabilità o malinconia. Come se il nostro “secondo cervello” avesse preso in mano il timone della giornata.

Le alterazioni del microbiota influenzano direttamente il sistema nervoso attraverso il nervo vago, che fa da ponte tra intestino e cervello. È proprio per questo che oggi si parla tanto di asse intestino-cervello e di come uno squilibrio intestinale possa avere effetti concreti sull’umore, sull’ansia e persino sulle nostre capacità cognitive.

asse intestino-cervello

Molto spesso, durante le visite, mi è capitato di incontrare pazienti che, pur seguendo un certo tipo di alimentazione e allenamento, non riuscivano a modificare la propria composizione corporea in modo duraturo. Non è solo una questione di impegno o forza di volontà. Il microbiota intestinale gioca un ruolo centrale nel regolare il metabolismo, nell’utilizzo delle riserve di grasso e nella capacità di costruire e mantenere massa muscolare. Al contrario, quando l’equilibrio del microbiota è compromesso, come accede in caso in disbiosi, diventa molto più difficile ottenere un cambiamento duraturo nella composizione corporea.

Quando si è in uno stato di disbiosi, quindi, non si tratta solo di dover convivere con sintomi fastidiosi come gonfiore, meteorismo, irregolarità intestinale o affaticamento. La disbiosi intestinale rappresenta un terreno fertile per lo sviluppo di condizioni ben più complesse. Tra queste rientrano la sindrome metabolica, la resistenza insulinica e l’insorgenza di patologie croniche di diversa origine come obesità, diabete, steatosi epatica non alcolica, sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e malattie cardiovascolari.

Le principali cause della disbiosi nell’era moderna

A questo punto, una domanda sorge spontanea: perché il microbiota entra in disbiosi? La risposta, in realtà, non richiede spiegazioni complesse. Il colpevole principale è lo stile di vita moderno: frenetico, standardizzato, e spesso lontano anni luce da ciò di cui il nostro organismo ha davvero bisogno.

Le cause scatenanti possono essere molteplici, ed è raro che ci sia un solo responsabile. Nella maggior parte dei casi, si tratta di una somma di “insulti” stressogeni, interni ed esterni, che mettono sotto pressione l’equilibrio dell’organismo. Tra i principali indiziati troviamo:

  • un’alimentazione disordinata, incluso l’abuso di alcol
  • l’assunzione disinvolta di farmaci, come antibiotici e inibitori di pompa protonica
  • troppe poche ore di sonno e magari di scarsa qualità
  • livelli di stress costantemente elevati
  • sedentarietà, tanto da avere la forma di una sedia
  • esposizione a sostanze tossiche attraverso cibi ed ambienti inquinati
cause disbiosi intestinale

Molto interessante che alcuni studi abbiano dimostrato che persino il modo in cui nasciamo e veniamo allattati nei primi mesi di vita influenza la composizione del microbiota intestinale. Per esempio, i bambini nati con parto cesareo o nutriti con latte artificiale presentano inizialmente un microbiota diverso rispetto a quelli nati con parto naturale e allattati al seno. Si è visto che queste due aspetti possono avere possibili ripercussioni sullo sviluppo futuro delle famiglie batteriche intestinali, dando un’impronta completamente diversa.

È bene ricordare che il microbiota si forma molto presto nella vita e alcune sue caratteristiche restano ormai consolidate. Anche il miglior professionista, non può intervenire su ciò che è già strutturato ma può lavorare insieme al paziente sui fattori modificabili, quelli che fanno davvero la differenza nel quotidiano. Alimentazione, stile di vita e gestione dello stress sono leve concrete su cui, con il giusto supporto, è possibile ottenere benefici tangibili e duraturi.

In sintesi

La disbiosi intestinale è uno squilibrio che può riflettersi sulla qualità delle nostre giornate. Non è una condizione permanente: può comparire in un momento specifico o in circostanze particolari, ma soprattutto è una condizione su cui si può lavorare. Non possiamo cambiare il punto di partenza, ma possiamo scegliere la direzione da intraprendere.

I sintomi che avvertiamo non equivalgono a una diagnosi e non tutti i disturbi corrispondono ad una disbiosi, ma sono campanelli d’allarme che meritano attenzione. Ci raccontano qualcosa del funzionamento (o del mancato funzionamento) del nostro organismo e indicano la necessità di un cambiamento.

Il primo passo, ancor prima di ricorrere a esami, test o integratori, è l’osservazione: esaminare con attenzione la propria routine e annotare segni e sintomi ricorrenti. Solo così diventa possibile comprendere dove serve un intervento e a chi rivolgersi per ricevere un aiuto mirato.

Costruire una dieta personalizzata, intesa come linee guide alimentari cucite su misura, è il secondo step per iniziare a nutrire correttamente il microbiota intestinale.

Concentrarsi su cambiamenti realmente attuabili e compatibili con la propria quotidianità ci darà benefici concreti e duraturi. In caso contrario, il desiderio di miglioramento rimarrà solo nell’elenco dei buoni propositi.

Le informazioni contenute in questo sito hanno finalità divulgative e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento del medico.

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Bibliografia

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