
di Dott.ssa Roberta Colino, dietista specializzata in disturbi gastrointestinali
In breve Il muco nelle feci c’è sempre: lo producono ogni giorno alcune cellule dell’intestino, per far scorrere le feci e proteggere la parete. Diventa visibile quando il transito accelera, quando la mucosa è irritata da un’infezione o da un cibo mal tollerato, oppure quando l’ultimo tratto è irritato da ragadi, emorroidi o feci dure. Un episodio isolato non deve necessariamente preoccuparci ma quando è accompagnato da sangue, calo di peso, febbre, dolore forte o un intestino che cambia ritmo, va riferito al medico.
Capita a tanti di guardare nel water e vedere qualcosa che con il resto non c’entra niente: un filamento trasparente o biancastro attaccato alle feci, oppure una traccia sulla carta igienica simile all’albume dell’uovo.
È muco nelle feci, e lì per lì non sappiamo cosa pensare. In realtà quel muco è sempre presente, solo che di solito non lo vediamo.
La domanda giusta, allora, non è perché c’è, ma perché proprio oggi si è fatto vedere.
Da dove arriva il muco nelle feci
Partiamo dalla parte che rassicura di più.
Lungo tutto l’intestino ci sono delle cellule che hanno un solo compito: produrre muco. Si chiamano cellule caliciformi (o mucipare), perché hanno proprio la forma di un calice, e lo rilasciano di continuo, tutti i giorni, senza che ce ne accorgiamo.
Il muco è fatto soprattutto da una proteina, la mucina, che appena incontra l’acqua si gonfia e diventa un gel. Possiamo paragonarlo all’olio che fa girare gli ingranaggi: senza muco, il passaggio delle feci nel colon sarebbe un attrito continuo.
Ma il muco non serve solo a far scivolare. Fa anche da scudo: tiene lontani dalla parete intestinale batteri, virus e parassiti che altrimenti ci si attaccherebbero sopra.
Almeno nei topi, si è visto che alcune di queste cellule fanno proprio da sentinelle. Quando sentono arrivare un intruso danno il segnale alle vicine e parte un’ondata di muco che lo spinge via. Ed è già un primo indizio del perché, a volte, nelle feci se ne vede di più.

Muco nelle feci o mucorrea?
Il muco, quindi, lo produciamo sempre. Non lo vediamo perché si mescola alle feci e non riusciamo a distinguerlo.
Può succedere di vederlo ogni tanto, oppure che diventi una costante di tutte le evacuazioni, magari da parecchio tempo. Solo in questo secondo caso si parla di mucorrea, cioè di una quantità di muco più abbondante del normale, emessa insieme alle feci.
Per la maggior parte delle persone che se lo chiedono, questo è già il primo pezzo di risposta.
Muco nelle feci: le cause in tre strade
Perché, allora, a volte il muco si vede e a volte no? Le cause si possono raggruppare in tre strade: la velocità del transito, l’irritazione della mucosa e l’irritazione dell’ultimo tratto dell’intestino.
1. Il transito accelera
Quando il transito accelera e le feci sono molto morbide o liquide (i tipi 6 e 7 della scala di Bristol), può succedere che il muco resti separato dal resto invece di mescolarsi, e così lo vediamo a occhio nudo.
In questo caso non ne stiamo producendo di più: è rimasto riconoscibile.
Chi è già in menopausa magari si ritrova proprio qui, con un intestino che ha cambiato le sue abitudini rispetto a prima.
2. La mucosa è irritata
Quando invece la mucosa dell’intestino è irritata, il meccanismo è uno solo: produce più muco, perché è il suo modo di proteggersi. Quando qualcosa la infastidisce, ispessisce lo strato di gel che ha a disposizione.
A questo punto la vera domanda diventa: cosa fa accelerare il transito e cosa irrita la mucosa? Spesso la risposta è la stessa, perché quello che fa correre l’intestino molto spesso ne irrita anche la mucosa.
Le prime sono le infezioni intestinali, come le gastroenteriti da virus o batteri. Il perché è abbastanza intuitivo: si accompagnano spesso a diarrea e ai sintomi tipici di un’infezione, come febbre e malessere.
Ma anche quello che mangiamo può allo stesso tempo accelerare il transito e irritare l’intestino. Succede nella celiachia e nelle allergie alimentari, dove il glutine o l’allergene (per esempio i crostacei) danno il via a una risposta immunitaria che ricade anche sulla produzione di muco.
E può succedere anche a chi non rientra in nessuna di queste due categorie. Quali cibi tolleriamo in un certo periodo dipende molto dalla nostra condizione intestinale personale: non esiste una lista di cibi precisa e universale. Per qualcuno è la combinazione di più alimenti, come nei pranzi delle feste. Per altri sono categorie di cibi che abbiamo l’impressione di non tollerare, come i latticini o alcuni tipi di frutta e verdura.
3. L’ultimo tratto è irritato
L’ultimo scenario comune è un’irritazione locale dell’ultimo tratto dell’intestino: ragadi, emorroidi infiammate, oppure qualche giorno di feci molto dure che hanno avuto un effetto abrasivo su quella mucosa. E l’ultimo tratto come risponde? Si difende producendo più muco, che è esattamente il suo compito.
Vale anche per chi soffre di stitichezza: le feci dure e lo sforzo per spingere, giorno dopo giorno, irritano proprio quel tratto. Per questo il muco si può vedere anche con un intestino che va piano, non solo con uno che tende ad accelerare. Ne ho parlato nell’articolo sulla stitichezza nella donna.

Muco nelle feci, colon irritabile e stress
Muco nelle feci e colon irritabile
Le prime due strade le riconosce molto bene chi soffre di Sindrome dell’intestino irritabile (IBS), il cosiddetto colon irritabile. Il muco è un dettaglio che mi viene riferito spesso in consulenza.
Nell’intestino irritabile, infatti, il muco può arrivare da entrambe. La prima è il transito accelerato, come succede a chi ha la forma con prevalenza di diarrea, soprattutto nelle settimane più cariche. È esattamente il meccanismo visto sopra.
La seconda è una mucosa che si è irritata per qualcosa che abbiamo mangiato e che in quel momento l’intestino non è riuscito a gestire. Un alimento che di per sé non ha nessuna colpa, ma che in un intestino già sensibile può fermentare di più e dare fastidio.
Muco nelle feci e stress
C’è poi un elemento che pesa per tutti, ma a maggior ragione per chi ha l’intestino irritabile: lo stress. E per stress intendo tutto quello che supera le nostre risorse e non si spegne nel breve.
Il cervello comunica continuamente con l’intestino, e uno stato di stress mentale influisce anche sulla produzione di muco e sulla sua presenza visibile nelle feci. Il meccanismo è quello dell’asse intestino-cervello.
Un esperimento sui ratti mostra bene questo effetto domino. Bastano trenta minuti di stress, quindi nemmeno uno stress che dura nel tempo, perché nel colon aumenti la liberazione di muco e, allo stesso tempo, l’intestino acceleri il transito.
Succede perché entra in gioco il CRF, l’ormone che dà il via alla risposta allo stress e che attiva i nervi e le cellule immunitarie della parete intestinale. Tanto che, se ai ratti si dà solo il CRF, senza nessuno stress, succede esattamente lo stesso.

Qui si riconosce chi sente tutto con più intensità, come le Persone Altamente Sensibili, e lo dico da Persona Altamente Sensibile. Se quella risposta allo stress si accende più spesso, probabilmente anche l’intestino la sente più spesso. Non è una debolezza, è il nostro modo di funzionare. Ed è il motivo per cui, quando cerchiamo di capire da dove arriva il muco, accanto a quello che mangiamo conta anche il periodo che stiamo vivendo.
Muco bianco, giallo o con sangue: cosa conta davvero
All’origine il muco è un gel trasparente o biancastro, ma si colora a seconda di quello con cui si mescola. Per questo può apparire giallastro o verdastro, come succede alle feci stesse (ne ho parlato nell’articolo sul colore delle feci).
Con ragadi ed emorroidi è molto frequente che il muco abbia striature rosa o si colori di rosso, per il sangue che arriva dalla piccola lesione.
Ed è proprio il sangue, anche quando sembra avere una spiegazione così semplice, il punto più importante di tutto l’articolo.
Muco nelle feci: quando preoccuparsi
Spesso si arriva a cercare “muco nelle feci” con una paura precisa: e se fosse qualcosa di grave?
Partiamo da qui. Il muco da solo, senza nessun altro segnale, nella gran parte dei casi racconta quello che abbiamo visto finora. Quello che deve far alzare l’antenna è il muco insieme ad altri segnali:
- sangue, nelle feci o sulla carta, anche quando siamo quasi sicuri che venga da una ragade o da un’emorroide
- calo di peso che non stiamo cercando, o febbre
- dolore alla pancia forte, che non passa o che ci sveglia di notte
- un intestino che cambia ritmo, cioè che da qualche settimana va in modo diverso dal solito e non torna indietro
Se il muco arriva insieme a uno di questi segnali, è necessario parlarne con il medico senza aspettare.
Cosa cambia nella pratica
E se il muco compare ogni tanto e non c’è nessuno di questi segnali?
Prima di tutto, niente sensi di colpa per quello che abbiamo mangiato, e niente cibi tolti di testa nostra: si rischia solo di mangiare peggio senza aver capito da dove arriva.
Quello che serve è osservare. Per qualche settimana possiamo annotare quando compare il muco, com’erano le feci quel giorno, cosa abbiamo mangiato nei giorni prima e anche come stavamo: un periodo tranquillo o una settimana di corsa. Un diario alimentare, ma anche un diario della pancia.
Spesso, rileggendolo, il collegamento salta fuori da solo: magari il muco arriva sempre dopo certi pasti.
E se invece il muco diventa una costante, o non riusciamo a capirci niente, quel diario è lo strumento più utile da portare a chi ci segue in un percorso di cura. Gli fa vedere in dieci minuti quello che altrimenti racconteremmo a memoria.
Domande frequenti
Sì, il muco è sempre presente: lo producono ogni giorno le cellule caliciformi dell’intestino e di solito si mescola alle feci senza che lo vediamo. Vederlo ogni tanto è comune. Si parla di mucorrea quando il muco abbondante diventa una costante di tutte le evacuazioni.
Sì, il muco è frequente nella Sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Può arrivare da un transito accelerato, soprattutto nella forma con diarrea, oppure da una mucosa irritata da un alimento che in quel momento l’intestino non riesce a gestire.
Lo stress agisce attraverso l’asse intestino-cervello. Negli studi sui ratti bastano trenta minuti di stress perché il colon liberi più muco e acceleri il transito, per effetto del CRF, l’ormone che avvia la risposta allo stress. Pesa di più in chi ha il colon irritabile.
Striature rosa o rosse sono frequenti con ragadi ed emorroidi, che irritano l’ultimo tratto dell’intestino. Il sangue va però sempre riferito al medico, anche quando sembra avere una spiegazione semplice.
Il muco da solo, nella gran parte dei casi, dipende dal transito o da un’irritazione. Va riferito al medico senza aspettare quando si accompagna a sangue, calo di peso non cercato, febbre, dolore forte o notturno, oppure a un intestino che da qualche settimana ha cambiato ritmo.
In conclusione
Il muco nelle nostre feci c’è sempre. Se un giorno lo vediamo chiaramente, di solito è perché l’intestino ha messo la quinta, oppure si è trovato a gestire qualcosa che lo ha infastidito.
Nel dubbio, chiedere aiuto è sempre una buona idea: ci dà la possibilità di leggere per tempo i segnali che il corpo ci manda di continuo.
Cosa puoi fare adesso
Chi si riconosce in un intestino che risponde a tutto, stress compreso, trova sulla pagina dedicata alle Persone Altamente Sensibili come lavoro con chi sente tutto più forte.
Per capire cosa sta succedendo alla propria pancia con un percorso su misura, qui ci sono le consulenze.
Le informazioni contenute in questo sito hanno finalità divulgative e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento del medico.
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Chi scrive:
Dott.ssa Roberta Colino
Roberta Colino è una dietista iscritta all’Albo Nazionale dei Dietisti (Ordine TSRM PSTRP di Milano, n. 98), con Laurea Magistrale in Scienze della Nutrizione Umana, Master in Medicina e Nutrizione Funzionale e certificazione Monash University per la dieta Low FODMAP. Si occupa di nutrizione con un focus sul benessere gastrointestinale. Come divulgatrice scientifica, con Pancia Moderna e la newsletter Panzimonio, offre informazioni chiare e libere da condizionamenti per orientarsi nel mondo dell’alimentazione.