Insulino-resistenza: sintomi ed esami per riconoscerla

28 Ottobre 2026 | Segnali del corpo

Dott.ssa Roberta Colino, dietista

di Dott.ssa Roberta Colino, dietista specializzata in disturbi gastrointestinali

In breve Si parla di insulino-resistenza quando le cellule rispondono meno all’insulina e il pancreas, per tenere a bada la glicemia, ne produce sempre di più. Per questo la glicemia può restare normale a lungo. I segnali più comuni sono la fame di dolce un paio d’ore dopo i pasti, la stanchezza pesante dopo pranzo, il grasso che si accumula sul girovita, la pressione che sale e le macchie scure sul collo. Per indagarla possiamo chiedere al medico l’insulinemia a digiuno e l’indice HOMA.

Me lo ricordo come fosse ieri. Da adolescente avevo delle strisce scure alla base del collo che non riuscivo a togliere. Pensavo fossero un residuo dell’abbronzatura e continuavo a strofinare con il latte detergente.

Solo anni dopo, studiando, ho capito che erano un segnale di insulino-resistenza: un’insulina troppo alta, con cui il corpo stava lanciando un allarme.

L’insulino-resistenza si presenta con sintomi che di solito non colleghiamo a un ormone, e può esserci anche quando la glicemia è perfettamente nella norma. Vale la pena capire come funziona, perché un’insulina costantemente alta può essere l’anticamera del diabete e di disturbi che non avremmo mai legato all’insulina.

Insulina e glicemia: la chiave e la serratura

Per parlare di insulina dobbiamo partire dalla glicemia, cioè la quantità di glucosio (lo zucchero) presente nel sangue. Il glucosio è il carburante per eccellenza: lo usano tutte le cellule del corpo.

Il glucosio però non entra da solo nelle cellule. Ha bisogno di una chiave che apra le porte della membrana cellulare, e questa chiave si chiama insulina. È un ormone prodotto dal pancreas, una piccola ghiandola che si trova dietro lo stomaco.

Ogni volta che mangiamo, che sia un piatto di pasta o una manciata di noci, il corpo scompone il cibo e ne ricava glucosio, che passa nel sangue. Il pancreas registra l’aumento della glicemia e rilascia l’insulina che serve a gestirlo.

L’insulina raggiunge le cellule e funziona proprio come una chiave nella sua serratura: si aggancia a dei recettori sulla superficie della cellula e apre le porte al glucosio. Il glucosio passa dal sangue alla cellula e la glicemia scende.

Questo è quello che succede quando tutto funziona bene.

Cos’è l’insulino-resistenza e perché si forma

Ma cosa succede quando le cellule non rispondono più all’insulina? E soprattutto, perché smettono di rispondere?

La predisposizione genetica

Da una parte c’è una predisposizione genetica: alcune varianti dei geni rendono le cellule più sorde al segnale dell’insulina. Più che un destino, è un punto di partenza diverso.

Spesso la riconosciamo nella storia familiare: un nonno con il diabete, genitori con una tendenza al sovrappeso.

Nelle ragazze e nelle donne giovani questa predisposizione può già farsi vedere con acne persistente, cisti alle ovaie e cicli irregolari o dolorosi. Sono condizioni che spesso vengono trattate una per una, senza pensare alla condizione glicemica che le accomuna. Anche perché molte di queste ragazze sono magre.

I fattori che si aggiungono nel tempo

Dall’altra parte ci sono i fattori acquisiti: sovrappeso, stress cronico, poco movimento, poco sonno e un’alimentazione in cui prevalgono cibi pronti, dolci e snack confezionati. Insieme creano uno stato infiammatorio che modifica i recettori dell’insulina sulle cellule.

Il risultato è una serratura deformata: la chiave c’è, ma non riesce a girare, e le porte per il glucosio restano chiuse.

E il pancreas come risponde? Produce più insulina, come se bussasse sempre più forte sulle porte delle cellule. È questa la condizione che chiamiamo insulino-resistenza.

Lavagna sull'insulina: a sinistra l'insulina entra nel recettore e apre la porta al glucosio, a destra il recettore non risponde, la porta resta chiusa e il glucosio rimane fuori dalla cellula, cioè l'insulino-resistenza

Insulino-resistenza: i sintomi di tutti i giorni

Ci sono due situazioni molto riconoscibili con cui l’insulino-resistenza si fa sentire nella vita quotidiana.

La prima è la fame improvvisa un’ora o due dopo il pasto. Dopo una classica pasta al pomodoro, per esempio, ci ritroviamo a cercare qualcosa di dolce per riempire quel buco.

La seconda è la stanchezza pesante dopo pranzo, quella che ci fa sdraiare sul divano senza forze. Spesso la scambiamo per pigrizia, ma in realtà è il segnale di una glicemia che è andata in tilt.

Sono segnali che possono riguardare chiunque, ma c’è chi li sente con più forza. Le Persone Altamente Sensibili percepiscono in modo più intenso quello che succede nel corpo. Così quella fame diventa una fame che non lascia pensare ad altro, e quella stanchezza si porta dietro anche l’umore della giornata.

E c’è anche lo stress, che in chi è più sensibile si accende più facilmente. Il cortisolo, l’ormone dello stress, ha tra i suoi compiti quello di alzare la glicemia, per dare al corpo energia pronta da usare. Se la risposta allo stress si accende spesso, il pancreas si trova a lavorare di più e la glicemia oscilla ancora di più. Per questo il modo in cui costruiamo i pasti diventa un alleato prezioso: non per togliere, ma per tenere la glicemia più stabile durante la giornata. Del legame tra cortisolo e pancia ho parlato nell’articolo sul cortisolo alto e l’intestino.

Insulina alta: i segnali sul corpo

Le conseguenze dell’insulino-resistenza possono diventare visibili sul corpo, oppure facilmente misurabili.

La pancia a ciambella

Il primo segnale è la pancia a ciambella, cioè il grasso che si accumula intorno al girovita, anche quando il resto del corpo è magro. Molte donne mi raccontano di un addome che non si smuove nonostante gli sforzi. Ne ho parlato nell’articolo sul grasso addominale in menopausa.

La pressione che sale

Un campanello importante ma sottovalutato è l’aumento della pressione. Un’insulina cronicamente alta contribuisce a irrigidire le pareti dei vasi sanguigni e a far salire la pressione.

Non è raro che chi ha l’insulino-resistenza prenda già un farmaco per la pressione senza che nessuno abbia mai indagato questa causa.

Le macchie scure sul collo

E poi c’è il segnale sulla pelle da cui siamo partiti: strisce scure e vellutate alla base del collo o sotto le ascelle. Si chiamano acanthosis nigricans e sono un segnale diretto di un eccesso di insulina nel sangue.

Insulino-resistenza in menopausa

Fin qui il discorso vale per uomini e donne. Ma c’è un capitolo che riguarda in modo specifico le donne, in particolare in menopausa, e passa dagli estrogeni.

Tra le loro tante funzioni, gli estrogeni proteggono la sensibilità all’insulina: quando sono a un buon livello, le cellule rispondono bene. Con il calo degli estrogeni che accompagna la menopausa, questa protezione si riduce.

Le porte delle cellule si aprono più lentamente, il pancreas compensa producendo più insulina e la glicemia diventa meno stabile, anche se non abbiamo cambiato nulla nell’alimentazione.

Questo riassetto ormonale ricade anche sul microbiota intestinale, la comunità di microbi che vive nell’intestino. Il calo degli estrogeni modifica i gruppi di batteri che lavorano sul metabolismo degli zuccheri, e questo incide sulla sensibilità all’insulina di tutto l’organismo. In menopausa, più che mai, l’intestino entra nel discorso dell’insulina.

È anche il motivo di una frase che sento spesso: a parità di alimentazione e stile di vita, il corpo non risponde più come prima, oppure risponde molto lentamente, quando si prova a ridurre il girovita.

Insulino-resistenza: quali esami fare

Se sospettiamo un’insulino-resistenza, cosa vale la pena indagare? Il punto di partenza è un semplice prelievo del sangue, da concordare con il medico, per approfondire il profilo glicemico:

  • glicemia a digiuno, cioè il livello di glucosio dopo almeno 8 ore di digiuno
  • insulinemia a digiuno, il dosaggio dell’insulina fatto in contemporanea alla glicemia
  • indice HOMA, un numero che stima la resistenza all’insulina a partire da questi due valori
  • eventualmente l’emoglobina glicata, che dà una fotografia della glicemia media degli ultimi tre mesi
Lavagna sugli esami per l'insulino-resistenza: glicemia, insulinemia, indice HOMA ed emoglobina glicata

Come si calcola l’indice HOMA

L’indice HOMA si calcola moltiplicando la glicemia a digiuno (in mg/dl) per l’insulinemia a digiuno (in µU/ml) e dividendo il risultato per 405. Spesso è lo stesso laboratorio a riportarlo nel referto.

Un valore sopra 2,5 indica insulino-resistenza.

Insulino-resistenza con glicemia normale

La glicemia da sola non può raccontarci tutto. Possiamo averla perfettamente nella norma ed essere in piena insulino-resistenza.

Succede perché il pancreas compensa: producendo tanta insulina, riesce a tenere bassa la glicemia. Il prezzo di quella glicemia nella norma, però, è un’insulina cronicamente alta, che nel tempo fa danni.

Se non interveniamo per tempo, l’insulino-resistenza può sfociare nel diabete di tipo 2. Dopo anni di superlavoro le cellule del pancreas si esauriscono, l’insulina cala, ed è lì che vediamo la glicemia salire.

Cosa cambia nella pratica

La buona notizia è che prima di arrivare a quel punto abbiamo tempo, e parliamo di anni, per tornare indietro.

L’insulino-resistenza è una condizione reversibile: le cellule possono recuperare la sensibilità all’insulina che hanno perso. Ci si lavora con ottimi risultati anche quando alla base c’è una predisposizione genetica.

Il primo passo è mettere in fila i segnali: la fame di dolce dopo i pasti, la stanchezza dopo pranzo, il girovita, la pressione, la pelle, la storia familiare. Portarli al medico insieme alla richiesta di insulinemia e indice HOMA permette di leggerli come un quadro unico, invece che come disturbi separati.

Come si inverte l’insulino-resistenza lo vediamo nel dettaglio nel video dedicato alle tre leve per invertirla.

Domande frequenti

Quali sono i sintomi dell’insulino-resistenza?

I segnali più comuni sono la fame di dolce un’ora o due dopo i pasti, la stanchezza pesante dopo pranzo, il grasso che si accumula sul girovita, la pressione che sale e le macchie scure sul collo o sotto le ascelle (acanthosis nigricans). Nelle donne giovani può accompagnarsi ad acne persistente e cicli irregolari.

Si può avere l’insulino-resistenza con la glicemia normale?

Sì. Il pancreas compensa producendo più insulina e riesce a tenere la glicemia nella norma anche per anni. Per questo la sola glicemia non basta: serve misurare anche l’insulinemia a digiuno e calcolare l’indice HOMA.

Che valore dell’indice HOMA indica insulino-resistenza?

L’indice HOMA si ottiene moltiplicando la glicemia a digiuno (mg/dl) per l’insulinemia a digiuno (µU/ml) e dividendo per 405. Un valore sopra 2,5 indica insulino-resistenza. Gli esami vanno richiesti e letti insieme al medico.

La menopausa può causare insulino-resistenza?

Gli estrogeni proteggono la sensibilità all’insulina. Con il loro calo in menopausa le cellule rispondono più lentamente, il pancreas produce più insulina e la glicemia diventa meno stabile, anche senza cambiare alimentazione. Il calo degli estrogeni modifica anche il microbiota intestinale, che incide sulla sensibilità all’insulina.

L’insulino-resistenza è reversibile?

Sì, è una condizione reversibile e prima che diventi diabete di tipo 2 passano di solito anni. Le cellule possono recuperare la sensibilità all’insulina, anche quando alla base c’è una predisposizione genetica.

In conclusione

L’insulino-resistenza è un meccanismo antichissimo. In passato ci ha permesso di sopravvivere alle carestie, quando avere glucosio in circolo il più a lungo possibile era una questione di vita.

Oggi viviamo nel contesto opposto, ma il corpo continua a mandarci segnali quando qualcosa lo mette sotto stress. Conoscere come funzioniamo ci permette di intervenire nella finestra in cui possiamo ancora tornare indietro.

Cosa puoi fare adesso

Chi si riconosce in un corpo che risente di tutto, stress compreso, trova sulla pagina dedicata alle Persone Altamente Sensibili come lavoro con chi sente tutto più forte.

Per leggere i propri esami e costruire un’alimentazione su misura, qui ci sono le consulenze.

Le informazioni contenute in questo sito hanno finalità divulgative e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento del medico.


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Dott.ssa Roberta Colino, dietista

Chi scrive:
Dott.ssa Roberta Colino

Roberta Colino è una dietista iscritta all’Albo Nazionale dei Dietisti (Ordine TSRM PSTRP di Milano, n. 98), con Laurea Magistrale in Scienze della Nutrizione Umana, Master in Medicina e Nutrizione Funzionale e certificazione Monash University per la dieta Low FODMAP. Si occupa di nutrizione con un focus sul benessere gastrointestinale. Come divulgatrice scientifica, con Pancia Moderna e la newsletter Panzimonio, offre informazioni chiare e libere da condizionamenti per orientarsi nel mondo dell’alimentazione.

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