
di Dott.ssa Roberta Colino, dietista specializzata in disturbi gastrointestinali
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In breve Tutti producono gas intestinali: 10-20 flatulenze al giorno, circa mezzo litro, sono normali. Vengono in parte dall’aria ingerita, ma soprattutto dalla fermentazione nel colon da parte del microbiota, che è diverso in ognuno: per questo lo stesso pasto dà reazioni diverse. La stitichezza aumenta i gas perché il cibo fermenta più a lungo. L’odore racconta cosa sta fermentando: uovo marcio per lo zolfo, fogna per le proteine animali, acido per le fibre. Se è intenso e persistente, con diarrea, dolore, calo di peso o sangue nelle feci, serve consultare il medico.
Scoregge, puzzette, peti, flatulenze: le parole cambiano, ma il significato è uno solo. Si tratta di una miscela di gas intestinali che eliminiamo dall’ano, un processo del tutto naturale legato alla nostra digestione. Eppure è ancora uno degli argomenti che imbarazzano di più, soprattutto tra le donne.
In questo articolo vediamo da dove arriva tutta questa aria, quando le flatulenze sono eccessive e soprattutto quando l’odore può diventare un segnale da non ignorare
Quante flatulenze al giorno sono normali?
Prima di tutto, una premessa importante: tutti producono gas intestinali, nessuno escluso. In media emettiamo dalle 10 alle 20 flatulenze al giorno, anche durante il sonno, per un totale di circa mezzo litro di gas.
Quello che cambia da persona a persona (e anche da un giorno all’altro) è la quantità di aria prodotta e il suo odore, a volte letale! Capire cosa è normale è il primo passo per riconoscere quando qualcosa non va.
Da dove arrivano i gas intestinali?
I gas intestinali hanno due origini principali:
- aria ingerita dall’esterno. Quando mangiamo velocemente, mastichiamo chewing gum o beviamo bevande gassate, inghiottiamo aria. L’acqua frizzante è un classico esempio, spesso sottovalutato.
- fermentazione nel colon. La vera fabbrica dei gas intestinali è il colon, dove vive il microbiota intestinale. Questa comunità di miliardi di microbi fermenta ciò che arriva dall’intestino, in particolare le fibre contenute in frutta, verdura e legumi. Da questa fermentazione nascono gli acidi grassi a catena corta (puro carburante per le cellule intestinali) e un cocktail di gas: anidride carbonica, idrogeno, metano e idrogeno solforato.
Quante volte hai pensato che le flatulenze eccessive dipendessero solo dall’ultimo pasto? In realtà, la vera differenza la fa il microbiota intestinale.
Il microbiota di ciascuno di noi è unico, come un’impronta digitale. È la sua composizione a determinare come il cibo viene fermentato, e quindi la quantità e l’odore delle flatulenze. Questo spiega perché due persone possono mangiare lo stesso identico pasto e avere reazioni completamente diverse. E questo me lo raccontate spesso in coppia!
Riguardo la quantità, un ulteriore fattore spesso trascurato è la stitichezza. Quando il transito intestinale è lento, il cibo fermenta più a lungo, i gas aumentano e compare quella sensazione di pancia gonfia già dal pomeriggio, che a volte ci fa slacciare i pantaloni appena arrivate a casa o ancora prima in ufficio.
La ricerca scientifica ci dice che nelle persone con intestino pigro il microbiota tende ad essere più ricco di batteri produttori di metano e il metano, a sua volta, rallenta ulteriormente i movimenti intestinali. Si crea così un vero e proprio circolo vizioso.

Flatulenze puzzolenti: cosa dice l’odore sulla tua salute
Eccoci arrivati a uno dei temi più spinosi e fraintesi: l’odore delle flatulenze.
Perchè alcune flatulenze ti entrano nel naso e altre no? Può sembrare strano, ma oltre il 99% dei gas intestinali è completamente inodore. L’odore sgradevole dipende da quell’ 1% rimanente (piccolo ma molto potente) che può contenere composti derivati dallo zolfo: è sufficiente una quantità minima, come una goccia di profumo in una stanza, per lasciare una scia persistente.
Esistono tre tipi principali di odore, ognuno con un significato diverso:
- Odore di uovo marcio: compare soprattutto dopo pasti a base di uova, cavoli, broccoli, aglio o cipolle. È il segnale di un’intensa attività di alcuni batteri, come alcuni Clostridi, che trasformano lo zolfo in idrogeno solforato. Se questo odore è frequente, potrebbe indicare uno squilibrio nel microbiota intestinale.
- Odore di fogna (il più intenso e persistente): è legato alla fermentazione delle proteine animali: carne rossa, latticini, uova. Si producono sostanze come putrescina e cadaverina. Compare più facilmente quando l’alimentazione è molto ricca di proteine e povera di frutta e verdura, o dopo cambi alimentari improvvisi. Può dipendere anche da uno stomaco poco acido: se le proteine non vengono digerite bene, arrivano al colon e fermentano lì. In questi casi il messaggio dell’intestino è chiaro: qualcosa va rivisto!
- Odore acido o rancido (con note dolciastre): è il più innocuo, nasce dalla fermentazione di carboidrati non digeribili come fibre e FODMAP, contenuti in legumi, frutta e verdura. È tipico di un intestino “non allenato” alla fibra. Non segnala un problema vero e proprio: con il tempo il microbiota si adatta e, paradossalmente, sono proprio le fibre che nel lungo periodo neutralizzano gli odori più sgradevoli.
C’è comunque da dire che non esiste una flatulenza uguale all’altra e gli odori non sono sempre così ben definiti. Sono la combinazione del nostro ambiente intestinale e di ciò che scegliamo di mangiare, sicuramente non il risultato del singolo alimento.

Quando le flatulenze diventano un problema?
Nella maggior parte dei casi il cattivo odore è occasionale. Le flatulenze diventano un segnale da non ignorare quando l’odore è intenso e persistente, non spiegabile con l’alimentazione. Soprattutto se accompagnate da sintomi come diarrea cronica, dolore addominale, perdita di peso o sangue nelle feci. In tutti questi casi è fondamentale rivolgersi al medico.
C’è poi un’abitudine molto diffusa, soprattutto tra le donne: trattenere le flatulenze.
Per imbarazzo, per paura dell’odore o semplicemente per educazione, si cerca di resistere. E questo succede in ufficio, in macchina, a casa… a volte pure da sole. Chissà perchè spesso nell’immaginario maschile, le donne non emettono flatulenze. Ma non è così, sfatiamo questo mito e facciamole anche noi liberamente!
Trattenere gas significa aumentare la pressione all’interno dell’intestino. È un po’ come tenere premuto il coperchio di una pentola che bolle. Questo può provocare gonfiore oppure peggiorarlo.
Il corpo non segue le regole del galateo ma quelle della fisiologia. Le flatulenze sono un bisogno naturale dell’organismo e, quando arrivano, vanno assecondate con una certa tattica.
Domande frequenti
Dalle 10 alle 20 al giorno, anche durante il sonno, per circa mezzo litro di gas. Tutti li producono: quello che cambia è la quantità e l’odore, che dipendono dal microbiota di ciascuno.
Da due fonti: l’aria ingerita quando si mangia in fretta, si masticano gomme o si bevono bevande gassate (acqua frizzante compresa), e la fermentazione nel colon, dove il microbiota trasforma le fibre in acidi grassi a catena corta e in gas: anidride carbonica, idrogeno, metano, idrogeno solforato.
Perché alcuni batteri, come certi Clostridi, trasformano lo zolfo di uova, cavoli, broccoli, aglio e cipolle in idrogeno solforato. Se l’odore è frequente, può indicare uno squilibrio del microbiota.
È l’odore più intenso e persistente e viene dalla fermentazione delle proteine animali (carne rossa, latticini, uova), con produzione di putrescina e cadaverina. Compare quando l’alimentazione è molto ricca di proteine e povera di frutta e verdura, o dopo cambi alimentari bruschi.
Quando l’odore è intenso e persistente e non si spiega con l’alimentazione, soprattutto se accompagnato da diarrea cronica, dolore addominale, perdita di peso o sangue nelle feci: in questi casi serve il medico. Trattenere i gas, invece, aumenta la pressione nell’intestino e peggiora il gonfiore.
Le informazioni contenute in questo sito hanno finalità divulgative e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento del medico.
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Chi scrive:
Dott.ssa Roberta Colino
Roberta Colino è una dietista iscritta all’Albo Nazionale dei Dietisti (Ordine TSRM PSTRP di Milano, n. 98), con Laurea Magistrale in Scienze della Nutrizione Umana, Master in Medicina e Nutrizione Funzionale e certificazione Monash University per la dieta Low FODMAP. Si occupa di nutrizione con un focus sul benessere gastrointestinale. Come divulgatrice scientifica, con Pancia Moderna e la newsletter Panzimonio, offre informazioni chiare e libere da condizionamenti per orientarsi nel mondo dell’alimentazione.